Poderi e Cantine Oddero

La serata inizia con Isabella, settima generazione dell’azienda Oddero, realtà storica con volti giovani. Giacomo Oddero, padre di Mariacristina e Mariavittoria, patriarca del Barolo fu insignito, negli anni settanta, sommelier onorario, questo legame con Associazione Italiana Sommelier ha contribuito alla realizzazione di questo evento a Milano.

L’azienda si trova a La Morra, documenti storici risalenti alla fine del 1700 ne certificano già l’esistenza. Nel 1911 durante il Salone Internazionale di Torino, il nome Oddero si presenta ufficialmente al mondo vitivinicolo. Si contano 35 ettari di vigneto, tutti di proprietà, di cui la maggior parte coltivati a nebbiolo. Le proprietà sono molto frazionate e sono presenti anche nelle zone del Barbaresco, del Moscato d’Asti e della barbera. Punto di forza dell’azienda è la varietà e la diversità dei prodotti finali, ultima innovazione è la conversione in agricoltura biologica, iniziata nel 2008 con un primo vigneto, ora sono arrivati a metà del totale vitato, inerbimento dei filari e diversa cura delle foglie, stanno dando un’uva migliore.
La parola passa a Mariacristina, che evidenzia un’altra peculiarità dell’azienda, la forte presenza delle donne, in contrapposizione con la figura del produttore langarolo.
Lavorare con piccoli passi per arrivare ai risultati, lavorare con cura, a volte maniacale, questo è il modo di lavorare, che la famiglia Oddero sta tramandando alle nuove generazioni.
In questi giorni la vendemmia del nebbiolo è ancora in atto, il mese di settembre piovoso e umido ha condizionato la fine della maturazione, anche perché luglio e agosto sono stati mesi siccitosi e hanno ingrandito i grappoli, con rischio di malattie.

Passiamo ai Barolo in degustazione:

Barolo classico 2008
Storicamente il vino dell’azienda, ottenuto da tre vigneti diversi, collocati nel comune di La Morra e Castiglione Falletto. Prodotto dal 1878, negli anni cinquanta sono state comprate altre particelle per ottenere un miglioramento del prodotto in bottiglia. Le vigne di La Morra donano i sentori floreali e la freschezza in bocca, mentre quelle di Castiglione Falletto, il caldo e la succosità. A La Morra le viti hanno ottanta anni e vengono potate ancora con le “collane”, come si faceva una volta. Vigne che non necessitano di grandi lavorazioni, sono già a regime, danno il massimo dopo cinque anni di bottiglia. A Castiglione Falletto l’età delle viti varia dal 1957, 1963 e una recente 1984. I legni usati sono grandi botti francesi e austriache.
Vino ancora giovane e piacevole, colore classico del nebbiolo. Al naso, netti i sentori del vitigno, frutta come il lampone e la mora, fiori come la viola fresca, poco evidenti le spezie. In bocca il tannino è presente, morbido e poco amaro, sentori di frutta, freschezza e struttura.

Il 2004 è l’annata dei prossimi cinque vini, ottenuti da cinque diversi vigneti, i cinque cru dell’azienda. Annata classica, come la mitica 2002. L’inverno è stato piovoso e ha dato molta produzione, aprile e maggio sono stati segnati dai ritardi vegetativi, settembre ha avuto grandi escursioni termiche e pochissime piogge.

Barolo Villero 2004
Vigna di Castiglione Falletto, uno dei vigneti più caldi, sito al centro della collina, suolo profondo con riserva idrica. Le caratteristiche di questo vino sono i sentori di frutta scura, a discapito della mineralità.
Nel bicchiere il colore è granato vivace, con ricordi di rubino, al naso mora e prugna, spezie e note balsamiche. In bocca il tannino inizia la sua evoluzione, minerale, note di liquirizia. Estrema freschezza.

Barolo Rocche di Castiglione 2004
Vigneto vecchio con terreni scheletrici e sabbiosi, la roccia madre affiora, la vite arriva allo stress idrico, questo è il vigneto preferito da Mariacristina. Esposizione a est e grandi escursioni termine, viti di sessanta anni. L’essenziale del Barolo, vino serioso e sincero, classico, molto raffinato e senza eccessi, un vino che gioca sulle finezze.
Al naso abbiamo sentori dolci di frutta, fragola e arancia sanguigna, rosa e garofano. In bocca è fresco, giovane, sentori di cioccolato con tannini dolci, un finale sapido.

Barolo Brunate 2004
Nelle ottime annate si arriva a una produzione di 1600 bottiglie, vigneto sito a 300 mt. slm sulla collina di La Morra, terreni ricchi di ghiaia che drenano molto, esposizione a sud e maturazione importante. Brunate è la freschezza nel tempo.
Al naso sentori di frutta, ciliegia, marasca e visciola, la rosa domina insieme a note dolci e minerali. In bocca il tannino è presente e fresco, finale molto lungo.

Barolo Bussia Vigna Mondoca 2004
Terreni elveziani, suolo calcareo e minerale, secco, vigneto di trent’anni. Ottime escursioni termiche, il caldo non cuoce gli acini piccoli, vino di struttura lineare, notevole ampiezza aromatica, spezie, profumi mediterranei, il Barolo preferito dall’enologo dell’azienda Luca Veglio, anche lui presente in sala per raccontarci il suo lavoro.
Annata colorata nel bicchiere, sentori di fiori secchi e vegetali. In bocca il tannino è ben presente, con note di menta nel finale.

Barolo Vigna Rionda 2004
Il più famoso vigneto di Barolo, dalla forma a panettone rotondo, esposizione a sud protetto in primavera dalle gelate, sito nel comune di Serralunga, terreno molto minerale, povero di materiale organico, uno dei terreni più antichi delle langhe. Ricchezza di sabbia e calcare, naso etereo e longevo, profumi di sostanza, vigneti di cinquant’anni ripalati, per dare più energia alla pianta. Si eseguono circa trenta giorni di macerazione e si utilizzano lieviti indigeni, che donano uno spettro olfattivo ampio. Note profonde di anice stellato, frutta nera e la viola del nebbiolo, vino ancora giovane. In bocca la struttura è evidente, sentori di liquirizia.

Finiti i cinque cru, rimaniamo sull’ultimo per una verticale.

Barolo Vigna Rionda 2001
Primo anno di lavoro di Luca Veglio in azienda, annata con poca produzione e una lunga vendemmia. Vino complesso in un’annata equilibrata.
Nel bicchiere il colore è ancora granato netto, al naso è ancora giovane, presente la fragola dolce e la componente floreale. Vino seducente, in questo momento evolutivo. In bocca la potenzialità è alta, il tannino è rotondo e dolce, con note speziate.

Barolo Vigna Rionda 1997
Prima annata calda nelle langhe, secca con poche piogge, primo anno in cui il nebbiolo è stato vendemmiato a settembre. Grandi potenziali di alcol, poco malico e molta concentrazione di frutta. Sentori di terra asciutta e sotto bosco. Vino da un solo bicchiere, il fascino delle annate calde.
Note animali e selvatiche nel bicchiere, il fruttato è scuro e ancora presente, sentori di cannella ed erbe aromatiche, lieve finale di idrocarburo.


Madre natura e grandi macerazioni, ancora più dei legni, questo è il Barolo. Con questa affermazione, l’azienda Oddero, chiude questa appassionante ed emozionante serata a Milano.

Articolo pubblicato anche sul sito A.I.S. Delegazione di Milano

Ciao
GB

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